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PENSIONI DI REVERSIBILITA’: una norma “antibadanti”

L’anziano che sposa la badante, più o meno giovane, non rappresenta più una novità! Si calcola, infatti, che ogni anno siano circa 3.000 i matrimoni contratti da arzilli nonnetti di età compresa tra i 70 e gli 85 anni e che il numero di questi matrimoni si aggiri,  fino ad ora,  intorno ai 30.000.
Meno rilevante, per non dire inesistente, è, invece, il fenomeno a parti inverse perché le nonne che sposano il “badante” sono davvero assai poche.
Per qualcuno  queste nozze sono un’emergenza sociale, per molte famiglie, invece, rappresentano una fonte infinita di guai che finiscono con guerre a colpi di carta bollata nelle aule di tribunale per difendere patrimoni ed eredità.
Anche l’INPS è, però, coinvolta, suo malgrado, in queste beghe. Nel caso di decesso del “don Giovanni” dai capelli bianchi, la pensione di reversibilità spetta alla novella sposa senza tener conto della durata delle nozze. Le conseguenze sono ovvie: l’ente di previdenza corre il concreto rischio di pagare per moltissimi anni un trattamento pensionistico per un matrimonio durato molto poco.
Per far fronte all’aggravio dei costi che il diffondersi di questo fenomeno avrebbe comportato alle dissestate casse dei nostri enti previdenziali, la Legge n° 111 del 2011 ha introdotto un “correttivo” alla disciplina delle pensioni di reversibilità che è stato subito definito “norma anti badanti”.

Troverete un approfondimento su questo argomento e le tabelle di riduzione della pensione di reversibilità cliccando… QUI

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